Ocean Literacy significa letteralmente alfabetizzazione all’oceano. L’oceano, al singolare. Perché quello che poi per comodità suddividiamo in mari e oceani (Atlantico, Pacifico, Indiano; Mediterraneo, Baltico, del Nord…) è in realtà un sistema unico, globalmente connesso e fondamentale per la vita sulla terra: l’oceano fornisce ossigeno, assorbe anidride carbonica, è fonte di cibo, regola le temperature e il meteo; a partire dall’oceano si sono sviluppate le prime forme di vita sul nostro Pianeta. Occuparsi di Ocean Literacy significa diffondere la comprensione dell’influenza che l’oceano ha sulla nostra vita e l’influenza che le nostre scelte e le nostre azioni hanno sull’oceano (e quindi, di nuovo, sulla nostra vita).

L’esigenza della diffusione dell’Ocean Literacy, quale tematica educativa fondamentale, è emersa una ventina di anni fa negli Stati Uniti, quando scienziati, studiosi ed educatori notarono che nelle linee guida per l’insegnamento non c’era alcuna traccia di oceano e scienze legate all’acqua. Da allora il tema è stato studiato, dibattuto, pianificato, regolato e l’Ocean Literacy è diventata un elemento base dei programmi educativi in molti Paesi, anche europei, a partire da sette princìpi molto semplici e chiari. Ma ancora non lo è in Italia.

La costruzione di una rete italiana per l’Ocean Literacy ha l’obiettivo di diffondere anche nel nostro Paese – circondato dal mare e storicamente, culturalmente, economicamente legato al mare – la cultura dell’oceano, la condivisione di questi principi a partire dalle scuole, dal sistema educativo e dall’associazionismo civile. Sarà così più semplice e naturale tutelare e proteggere quello che è l’elemento fondamentale per la vita sulla Terra, per la vita dell’Uomo.